psicologia scientifica

La funzione della psicologia nel coaching

La parola “psicologia” deriva dal greco “psyché” che significa “spirito” “soffio vitale” “anima” e dal termine “lògos” che significa “discorso”, “ragionamento”, “scienza”.
Per questo letteralmente “psicologia” significa “scienza dell’anima”.

In ogni caso, a dispetto di questa etimologia filosofica, la psicologia, nel corso dell’ottocento e soprattutto nel novecento, ha adottato il metodo scientifico.
Ciò significa che ha iniziato, tramite ipotesi, esperimenti e analisi dati, a svelare un sempre più cospicuo numero di “regolarità” (più che leggi) della personalità umana.

Dall’etimologia alla definizione di Psicologia

Una definizione sintetica del termine “psicologia” potrebbe essere “scienza del comportamento e dei processi mentali consci o inconsci“.
In particolare si definisce psicologia scientifica quella disciplina che, sin dalla sua prima adozione, non ha mai rinunciato alla base scientifica offerta dal metodo sperimentale.

Nell’arco della storia della psicologia i diversi studiosi hanno dato maggiore rilievo ora all’uno (comportamento) ora all’altro (processi mentali) di questi due aspetti.
Ma uno degli argomenti più studiati dalla psicologia scientifica è proprio un particolare terreno di confine tra comportamento e processo mentale: l’apprendimento.
Quest’ultimo è il processo-comportamento che produce un cambiamento nel bagaglio di capacità, nozioni e atteggiamenti dell’individuo.

Il coaching come apprendimento di risorse per il cambiamento

Nell’ambito del coaching, l’apprendimento è fondamentale poiché seguire un coaching serve ad apprendere qualcosa.
La psicologia svela le tecniche, le modalità, le “regolarità” che facilitano o rendono difficoltoso l’apprendimento.
Quindi già in questo senso generale, è importante che un coach si basi sulla psicologia scientifica per facilitare l’apprendimento, che deve essere il più possibile semplice e naturale.

Ma c’è un aspetto più profondo e importante che merita di essere analizzato.
Tra i tanti oggetti di apprendimento ci sono materie di studio (possiamo apprendere storia, matematica, giurisprudenza),competenze relazionali e umane.
Possiamo infatti apprendere l’educazione, la socialità, la sensibilità, l’empatia…
Ma ci sono oggetti di apprendimento particolari, perché sono gli elementi su cui si basa il nostro comportamento.
Si tratta della nostra psicologia, gli impulsi universali, il meccanismo dei nostri processi mentali, le nostre motivazioni, i nostri atteggiamenti.

Quando ci impegniamo ad apprendere proprio questi oggetti di pensiero, impariamo a comportarci diversamente.
Impariamo a crescere, a migliorare, a diventare persone più belle, equilibrate, sane.

Apprendiamo come si fa a scegliere cosa vogliamo essere.
Questo è l’obiettivo basilare di un coach professionale: che il pubblico apprenda come modificare in positivo il proprio comportamento e i propri processi di pensiero.
Quindi ancora una volta e ancora di più, un coach professionale deve avere profonde conoscenze di psicologia scientifica.
Tutto ciò per garantire al proprio pubblico apprendimenti seri ed efficaci su questi elementi fondamentali.

L’importanza del corpo nel comportamento

La psicologia ha un curioso destino.
Pur essendo una scienza, tutti ne parlano anche se non hanno un’idea precisa o scientificamente fondata della sua storia, degli ambiti e dei meccanismi con cui opera e di cui tratta.

Sulla psicologia ci sono molti luoghi comuni, alcuni infondati e altri “intuitivi”.
I primi non rispecchiano la natura scientifica della disciplina, altri invece “intuitivi”, rappresentano la profondità con cui alcuni principi di questa scienza hanno pervaso la nostra società.
“Dovresti andare da uno psicologo” o “ci sarà una causa psicologica” sentiamo dire a volte per spiegare un disturbo fisico che non ha un’evidente causa organica.

Queste affermazioni, pur non essendo ancora “scientifiche”, si basano sulla stesso concetto.
Ovvero che la psicologia, pur avendo a che fare con una dimensione non corporea dell’individuo, in qualche modo coinvolge anche la dimensione corporea.
Questo perché le due dimensioni sono capaci di interagire e influenzarsi a vicenda in modi quotidiani o straordinari, semplici o complessi, banali o stupefacenti.

Questo è un elemento importantissimo nell’ambito del coaching.
Sono molti infatti i coach che lavorano soprattutto o esclusivamente sulle competenze razionali (lavorano sui processi mentali).
Ma quasi tutti dimenticano o mettono i secondo piano questo forte legame con il corpo che influenza i comportamenti e i processi mentali stessi e viceversa.
Per questo l’Alfacoaching è molto diverso.

La radice corporea è qui presa pienamente in considerazione e, per certi versi, è posta al centro dell’attenzione.
Dal corpo infatti nascono quelle energie primordiali (istinti e impulsi) che abbiamo chiamato “fattore Alfa”.
Solo in un secondo momento diventano motivazioni e poi pensieri coscienti.

Ne consegue che per una qualsiasi evoluzione positiva del comportamento bisogna lavorare anche su quel misterioso legame fra corpo e mente.
Nello specifico, quel processo per cui l’istinto organico e naturale diventa impulso e risale la coscienza per diventare proposito e infine azione razionale.
Perciò Alfacoaching pone alla base del lavoro l’elemento denominato “Fattore Alfa“.

La psicologia dell’equilibrio positivo

Un altro luogo comune, questa volta sbagliato, riguarda il fatto che la psicologia “è roba da malati di mente”.
Come emerge dalla definizione, la psicologia è la scienza del comportamento e dei processi mentali.
E’ per questo che essa è lo strumento generale e basilare su cui si costruisce un coaching serio e professionale.

Il coach infatti è un facilitatone che mira a favorire quei comportamenti e quei processi mentali  alla base della crescita personale e degli altri potenziamenti e miglioramenti della personalità.
Il coach non è un terapeuta, non interviene per somministrare terapie nei confronti di persone con patologie dell’area psicologica.

Dobbiamo infatti pensare alla psicologia come alla scienza di tutti i comportamenti e processi di pensiero, tanto quelli patologici quanto quelli equilibrati.
Il terapeuta usa le conoscenze che la psicologia offre sul piano patologico per restituire la salute mentale ad un paziente.
Il coach usa esclusivamente le conoscenze che la psicologia offre sul piano dell’evoluzione e crescita della personalità:
Fa tutto ciò per accelerare e rinforzare i comportamenti e i processi mentali equilibrati e positivi dei suoi ascoltatori.

La base psicologica dell’obiettivo dell’Alfacoching

L’obiettivo di ogni corso è produrre un maggior equilibrio della personalità e una soddisfazione personale o professionale che deriva da un carattere e un comportamento positivo.

L’obiettivo più alto che un coach serio deve porsi è favorire il benessere della personalità di coloro che lo seguono.
Il successo e la carriera sono infatti conseguenze naturali di una personalità sana, equilibrata e forte.
Non sono obiettivi, ma conseguenze che vengono naturali in chi ha un carattere sano, forte, equilibrato e completo.

Gli strumenti specifici e la storia della psicologia

Tutto ciò per chiarire il senso dell’utilizzo della psicologia scientifica come base e fondamento del lavoro di coaching in Alfacoaching.
Ed ora, vi invitiamo a leggere le pagine dedicate ad analisi transazionale, programmazione neuro linguistica ed empowerment.

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