accettazione

Accettare o non accettare, questo è il problema

Nell’ambito dell’Alfacoaching l’accettazione gioca un ruolo molto importante, è uno degli elementi primari di lavoro, ossia uno dei pilastri su cui si fonda il percorso di coaching innovativo creato da Mario Furlan.
Cerchiamo di capire perché è importante lavorare sull’Accettazione e cosa significa.

Lavorare sull’accettazione significa avere nuovi spunti, attività, riflessioni, esercizi tesi a potenziare la nostra capacità di accettare le situazioni e gli stati di fatto negativi, lavoriamo su una capacità che tutti abbiamo ma che molti hanno smesso di esercitare.

Tuttavia è una capacità cruciale nel processo di trasformazione del sé.
Attraverso l’accettazione del sé profondo, attraverso la conoscenza della propria natura interiore, è possibile vivere le pulsioni del fattore Alfa come motivazioni positive e sfruttare le energie potenti che dal nostro inconscio derivano.

Perciò, grazie all’Accettazione accediamo all’Autostima e da questa potremo raggiungere l’Assertività.
Quando avremo edificato queste tre colonne della personalità, potremo costruire, nel tempo, una personalità armonica. E questo rende l’Alfacoaching un coaching efficace.

Le situazioni negative

Non è facile accettare. Ci sono situazioni e stati di fatto che, quando si verificano producono in noi un senso di sconfitta, o di frustrazione, o ancora emozioni negative quali rabbia, paura, ansia, tristezza.
Definiamo perciò come “negative” quelle situazioni che suscitano in noi quegli stati d’animo negativi.
Tendiamo perciò a proiettare il problema sull’esterno: il problema è la situazione o lo stato di fatto.

Molto spesso è facile accorgersi di questi stati di fatto negativi, quando riguardano situazioni puramente esteriori.
Molto più difficile è individuarle quando riguardano stati di fatto interiori.

Ad esempio, se nel mio carattere c’è una forte componente di aggressività, questo stato di fatto interiore produce in me una insoddisfazione (non vorrei essere aggressivo) ma la mia coscienza tende a nascondermi questo stato di fatto, ed io non riesco ad ammettere a me stesso che sono aggressivo.

La mia aggressività perciò, pur rimanendo reale e presente nel mio animo, è invisibile per me, non l’accetto.
E ancora una volta tenderò a ribaltare all’esterno le cause dell’insorgere della mia aggressività.
Se infatti si presenta una situazione negativa, scatta la mia aggressività ed io tenderò ad attribuire l’origine dell’aggressività non al mio carattere ma alla situazione che si è verificata.

Tutto questo processo di pensiero non mi aiuta. E tutto nasce dalla non accettazione dello stato di fatto.
Ci sentiamo, per così dire, in uno stato di guerra con la situazione o lo stato di fatti negativi.

L’accettazione e la strada per raggiungerla

L’accettazione, nell’ambito dell’Alfacoaching è uno dei passaggi preliminari per l’equilibrio della personalità.

Nessuno è perfetto, ma molti si atteggiano a tali – anche con se stessi – perché giudicano negativi alcuni tratti del carattere (i cosiddetti vizi o difetti) e quindi rifiutano di averli dentro di sè.
Questo fenomeno è legato, quasi sempre, al non riconoscere una natura istintiva, primordiale, spesso egoistica e caotica – se ne infischia delle nostre sovrastrutture morali – che è però la base reale da cui si sviluppa la nostra personalità.

Accettazione

L’accettazione è un processo del pensiero tramite cui l’individuo riesce a “fare pace” con una situazione o uno stato di fatti negativo relativo a se stesso o al mondo. Il processo che porta alla vera accettazione di ciò che riteniamo negativo è, quasi sempre legato a due fattori:

  1. aver riportato all’interno qualcosa che era stato proiettato all’esterno: in realtà l’origine è dentro di noi
  2. aver trovato nuove prospettive, in modo da cogliere anche gli aspetti positivi di quella situazione che ci appariva come totalmente negativa

In pratica la strada per l’accettazione di qualcosa di negativo è legata a poter innanzitutto riconoscere l’origine della negatività, inoltre è legata ad un nostro sforzo intellettuale per riconoscere i possibili risvolti positivi di quel qualcosa.

L’inconscio primordiale

L’inconscio ci lega alla nostra natura animale. Un cane non si preoccupa di addentare il pezzo di carne sottraendolo ad un altro suo simile e pensa a sopravvivere.
Non ritiene di essere egoista. L’istinto animale è libero dai condizionamenti morali (che derivano dalla razionalità). Quindi il cane non si sente colpevole per quello che fa.

L’essere umano, invece, avverte un senso di colpa quando emergono impulsi naturali e “bestiali” e cerca di reprimerli, nasconderli, fingere di non sentirli…
Un senso di colpa che però spesso è indotto e non sempre è giustificato.
Soprattutto: un conto è sentirsi in colpa per aver fatto una cosa, un conto è sentirsi in colpa per aver sentito l’impulso a farla.

Questo è il concetto chiave: alcuni istinti non vanno assecondati, ma se un istinto esiste in noi, non vuol dire che siamo colpevoli.
Si tratta infatti della nostra natura. E non c’è cosa peggiore da fare nei confronti della nostra natura, che disconoscerla, rinnegarla e reprimerla senza averla capita.
Dobbiamo invece imparare ad accettare l’esistenza in noi di impulsi primordiali e, a volte bestiali.

Questo non significa dargli sempre spazio e metterli in pratica. Significa imparare ad accettarne l’esistenza e osservarli.
Infatti la ragione dell’essere umano mette in atto tutta una serie di strategie per non accettare l’esistenza di questo “lato istintivo”, peraltro naturale, dell’individuo.

L’accettazione come primo passo dell’autostima

Non si può stimare bene se stessi se non si è sinceri con se stessi. Il primo passo per accedere all’Autostima è sempre legato all’accettazione della propria natura. Bisogna sapersi accettare per quello che si è.

Ma per accettarsi bisogna superare il labirintico sistema che ciascuno di noi costruisce per evitare di confrontarsi con la propria “parte oscura”, naturale e istintiva.
Invece di condannarla come “cattiva” bisogna imparare ad amarla, guidarla, farla emergere smussandone le punte.

Bisogna far amicizia con i propri difetti. Per mettere in pratica le due basilari condizioni di accettazione, bisogna interiorizzare ciò che normalmente proiettiamo fuori (il difetto è dentro di me, e non è colpa di qualcuno o qualcosa se io mi arrabbio).

In secondo luogo bisogna imparare a osservare la cosa negativa come una caratteristica: da negativa inizierà ad apparirci, sempre più, come complessa, con risvolti negativi, sì, ma anche con risvolti positivi.
Al termine di questo processo di accettazione, avremo fatto la pace con tante cose che normalmente ci affliggono e rendono la nostra vita meno piena.